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Non è mai doveroso difendersi con le armi, dice la Chiesa Cattolica.Vediamo un esempio concreto di aggressione verso uno Stato avvenuto nel Terzo Millennio, il Millennio in cui ci troviamo. Un avvenimento dopo il quale nulla, nulla è più stato come prima: l’attacco alle 2 torri di Manhattan. Il mondo è stato sempre governato dal più forte, e la sicurezza del mondo assicurata da chi investe di più in armamenti. Con “le 2 torri”, il più forte che governa il mondo, “la polizia” del mondo, è stato fortemente ferito, ed è stato moralmente ferito a morte. Da allora, la forza non garantisce più la sicurezza. Il debole ha vinto il più forte. Vi erano già state delle avvisaglie, con l’Afganistan, prima ancora con il Vietnam, ma in questo frangente è stata clamorosa la sconfitta, morale e “sul campo”. La superpotenza è stata fatta “saltare” da un paio di ragazzi. Che sia andata veramente secondo la versione ufficiale, o che sia andata secondo altre versioni meno note, rimane il fatto di fondo: il debole ha vinto il più forte. La Storia ci aveva già insegnato. Pensate a Ghandi. Ghandi aveva confidato a dei suoi amici che quasi tutti i giorni leggeva il discorso della montagna di Gesù. Per dare la forza agli altri di resistere. Un indù, uno solo, scalzo, emaciato, un po’ spellacchiatello, è riuscito a convincere un mezzo continente (tale è l’India) a seguirlo. “Mi lascio picchiare, non reagisco alla violenza. Faccio lo sciopero della fame, ma non uso violenza anche se gli inglesi mi picchiano”. Con la non-violenza ha umiliato gli inglesi, che si sono convinti che era meglio lasciare l’India agli autoctoni. Il debole ha vinto il più forte. Gesù è venuto come uomo a vivere come uomo. Ad insegnarci ad essere uomini. Questo lo aveva capito perfino un indù. Non è la forza delle armi che assicura la sicurezza e la vittoria. Sorella Angela Musolesi Contro la guerrail Cardinale Lorscheider (1924-2007) si esprime contro la guerra. «Con
la guerra si perde tutto»
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Il Resto del Carlino - 17 dicembre 2001 - 308 Kb
Europe
shake up !
( Europa scuotiti e prendi forza ) IntroduzioneCome al solito, è sopra tutto il fattore economico a influenzare e a decidere la partita. Non solamente quel fattore, d'accordo, ma diciamocelo francamente: nella richiesta effettuata dagli Stati Uniti d'America su come affrontare Bin Laden e i suoi adepti, ivi compresi gli Stati che danno loro sostegno, nel caso di specie l'Iraq di Saddam Hussein - che sostengono essere il motivo saliente per cui Oltreoceano vogliono dare inizio a una guerra preventiva- quali sono stati gli unici due Paesi europei che hanno opposto riserve e resistenze alla richiesta di un incondizionato "sì" all'attacco a Bagdag? La Germania e la Francia: gli unici due Paesi europei a economia "forte" (la Germania non veleggia altrettanto bene che la Francia, ma è pur sempre il principale contribuente al bilancio dell'Unione ed è un Paese con una buona tenuta economica). La riottosità tedesca e francese alla belligeranza, lungi dall'essere ispirata da pacifismo e/o motivi umanitari (oltre ad aver evidenziato il futuro assetto egemonico del Continente Europeo), ha posto in rilievo la rozzezza della politica estera americana. Sergio Romano e il ragionar di finoL'ex ambasciatore Sergio Romano, sul Corriere della sera dell' 11 febbraio 2003, ha scritto, in relazione alla politica dell'attuale Amministrazione americana: " E' giusto imporre una guerra agli alleati e costringerli a collaborare? E' giusto desiderare il sostegno dell'Europa, ma incoraggiare le sue divergenze e distribuire note di biasimo ai dissenzienti?". Ma caro Dottor Romano, questi sono ragionamenti fini, mica tutti sono in grado di recepirli! Qui non si tratta di far uso dello stereotipo sugli americani, perché ci hanno pensato da soli ad allinearsi allo stereotipo. L'appoggio agli Stati Uniti fornito dai 10 Paesi (i Dieci di Vilnius) dell'ex Europa dell'Est, che sono, è opportuno ricordarlo, candidati all'ingresso nella Nato, appoggio che si è unito alla lettera degli "Otto", pone in risalto il potere economico nonché la strategia economico-militare che gli USA adottano a livello planetario . E' del tutto evidente infatti che i Paesi dell'ex Europa dell'Est, molto poveri, hanno ricevuto precise garanzie economiche, da parte degli USA (l'indotto economico derivante dalle basi NATO sul proprio territorio, non indifferente, lo ha già appalesato un polacco, mi pare il Ministro degli Esteri). Il denaro come arma strategica è stato sempre usato, da che mondo è mondo, ma in questo modo è troppo smaccato. Di solito si salva l'apparenza. Da che mondo è mondo. Stop agli investimenti USA in Germania, stop al contributo alla Turchia. Si muovono come elefanti. In modo pesante. E sarà pesante per tutti. Una guerra preventiva porta in sé conseguenze incalcolabili, non solamente per le ritorsioni dei terroristi, ma proprio per il concetto innovativo che questo "casus belli" porta in sé: d'ora in poi qualunque Stato si sentirà in diritto di minacciare un altro ai sensi della nuova dottrina militare. E poi: anche un bambino avrebbe seri dubbi sul fatto che sia il gas nervino (e connessi) la causa di questa guerra. E' vero che Saddam ha disatteso 14 risoluzioni dell'Onu, ma ci sono altri modi per risolvere questi problemi. Gli USA e i loro amici israeliani non sanno fare uso dell' Intelligence in modo adeguato? Intelligence, o ispezioni unite a questa, o qualche altra ultima proposta formulata, dovrebbero essere le armi per disattivare Saddam. Ma non la guerra. Gli Stati Uniti (con la Russia e la Cina) non hanno voluto aderire al Tribunale Penale Internazionale contro i crimini di guerra: possono dire di avere la coscienza a posto in tutto? E se no, perché non porre la mano felpata (con polso d'uopo), al posto del pugno di ferro? L'OTAN e l'offerta a MartinoLa Nato (l'OTAN) e gli aiuti economici sono usati senza mezzi termini come contraltare per l'appoggio profuso. Anche in relazione all'Italia. Gli USA hanno offerto a Martino (Ministro della Difesa) la carica di Segretario Generale della Nato. Hanno offerto, la Segreteria Generale della Nato. E' l'ennesima dimostrazione che gli USA considerano la Nato come il Re Sole considerava la Francia: "L'État c'est moi". E i nostri politici? Hanno accondisceso subito alla richiesta statunitense di condividere questa guerra preventiva, senza "ma" e senza "se", e senza nemmeno cercare di ottenere altro, per esempio posizioni di prestigio per i nostri vertici militari. Abbiamo mandato gli alpini, i nostri soldati migliori, potevamo almeno tener duro sul no e ottenere incarichi di prestigio per i nostri rappresentanti militari Eppure abbiamo mandato gli alpini, i nostri soldati migliori, a combattere in Afghanistan. Sono uomini pronti a combattere, non mammolette o orsoline. Sono stati richiesti per azioni di bonifica, non di peacekeeping. E che cosa ci offrono in cambio gli statunitensi? Quisquilie o quasi. Certo l'incarico a Martino è di quelli che rimangono nella Storia, ma era stato ventilato un anno fa, ben prima che sorgesse l'attuale situazione internazionale: dato che siamo ben più che una semplice appendice geografica, potevamo e dovevamo tener duro sul no a questa guerra. E se non per principi umanitari, di cui gli uomini di governo difficilmente sono imbevuti, almeno per il prestigio del proprio Paese e degli uomini che lo rappresentano, degli uomini che lo difendono, il nostro Presidente non doveva essere così prono. Ma è un politico uno che cala così velocemente "le mani"?Ma è un politico uno che cala così velocemente "le mani", in segno di resa alla volontà altrui? Insegnano le consuetudini del diritto internazionale che è opportuno prendere tempo, sempre. Prendere tempo non è mai perdere tempo. Questa è una delle prime regole che insegnano. Vorrei sapere: quanti, tra i politici "interventisti," quanti tra coloro che sono stati così veloci a propugnare la via belli (via bellica) , hanno fatto il servizio militare? Berlusconi ha prestato il servizio militare? E Martino? Veloce a dir di sì a nome nostro, ma lui ha fatto il servizio militare?E se non l'hanno fatto, con quali motivi sono stati esentati? Figli unici con nonna vedova, insufficienza toracica o che altro? Si sa: una guerra è sempre una sconfitta che lascia ferite indelebili su ogni persona che è parte in causa. E questa ne lascerà più delle altre: perché, come ha detto il Papa, è anche illegale. Essere contrari ad essa non significa far sfoggio di antiamericanesimo, che non ci possiamo nemmeno permettere, strategicamente parlando. Tutti riconoscono, USA compresi, quando sono "in vena", che l'Europa è apportatrice di quei valori etici di cui il pianeta ha bisogno. Il Diritto è nato in Europa, la Cultura è europea, come ben sanno gli amici americani. Essi sono, invece, gli Innovatori, i dominatori dell'Era tecnologica. Ma il buon senso dovrebbe far capire che non possono trattare l'Europa come un loro vassallaggio, sebbene investano in spese militari anche per la difesa dell'Europa, di quell'Europa che a causa delle esigue risorse economiche investite nel settore militare è in loro balìa. Ecco, questa guerra che sta per iniziare ha fatto capire che il motto "si vis pacem, para bellum" (se vuoi la pace prepara la guerra), dovrebbe essere modificato, a scanso di equivoci, e di assenso a guerre preventive, in: " Si vis pacem, praeparat defentionem. L'Arma dei Carabinieri e il Bilancio della DifesaGli Stati europei spendono poco per il Bilancio della Difesa. Bilancio della Difesa che, per l'Italia, non dimentichiamolo, comprende anche l'attività dell'Arma, quella più amata dagli italiani: l'Arma dei carabinieri. Non si tratta, ovviamente, di voler competere con gli USA nelle spese per gli armamenti, ché sarebbe assurdo, né di condividerne la stessa logica strategica, si tratta semplicemente di non farsi dare del pirla (alla povertà di mezzi, diceva Quintiliano, s'aggiunge quasi sempre il disonore). Perché quando non si è in grado di difendere autonomamente il proprio territorio, è chiaro che si è soggetti a ingerenze e ricatti, o a non tanto amichevoli pressioni. Si tratta di porre in essere "the bilance policy". Europa prendi coraggioL'Europa deve e può avere un ruolo importante nella scena politica internazionale: ma ora non ha né capacità di negoziazione, lo si è visto, né peso politico, né misura della sua potenzialità. E' tempo, Europa, che prendi coraggio. Adesso. La gente ha espresso in maniera forte, in Italia come altrove, il no alla guerra, il no alle teorie squinternate, il no alla politica del pronaggio al più forte. Tanta gente, i dogmatici del no e i realisti del no, hanno espresso in modo forte il proprio dissenso. E' da rilevare che le manifestazioni di piazza "contro" (un governo, una guerra), non hanno mai conseguito alcun risultato (Thiennammen ne è uno degli ultimi esempi più eclatanti): la folla non ha mai ottenuto molto, e le guerre sono sempre state decise da pochi per tutti (così come le rivoluzioni. Le uniche rivoluzioni che hanno funzionato non sono state quelle "di piazza"; pensiamo a quella russa o alla marcia su Roma: in entrambi i casi, sono state decise e promosse da quattro gatti). Onestamente, anche questa volta non si è riusciti a ottenere qualcosa. No, la guerra non è stata posticipata, perché da per lo meno un mese si parlava della data che ora viene declamata da Bush junior. Però, in occasione di questo evento del "no" alla guerra, non vi è stato uno schieramento di una parte politica contro un altro schieramento politico (pertanto, se usiamo il cervello, dovremmo riuscire in qualcosa). Lo schieramento del no alla guerra è formato da "rossi" e da "neri", e da qualcuno del "centro". I generali Schwarzkopf, Zinni e Clark (che con motivazioni diverse si sono espressi negativamente circa l'operazione bellica che si sta per intraprendere), difficilmente possono essere definiti pacifisti o no-global (qualcuno li potrebbe definire in certo senso pacificatori, ma pacifisti proprio no. E men che meno no global), o "rossi": eppure anche loro paventano i rischi di questa operazione, anche loro sono contro questa guerra. La guerra è sempre una sconfitta, per tutti, repetita iuvant . E in questo caso più che mai. Contarsi senza contare non serve. Suggerimenti affinché contino le nostre opinioniE anche se siamo in tanti, per chi decide siamo in pochi. Però abbiamo un'arma, e se vogliamo invertire il corso della storia -mai avvenuto certo, ma è degli stoici combattere le battaglie in cui si crede, anche sapendo che si perderanno. Non sempre è da fessi essere stoici- dovremmo usarla: di qualunque schieramento politico siamo, per qualunque partito abbiamo votato, se i nostri rappresentanti sono tra coloro che hanno aderito alla guerra, togliamogli il mandato: la prossima volta non votiamoli. Magari diamo il voto a un altro dello stesso partito, uno che ha fatto dei distinguo: sarà comunque un segnale (meglio sarebbe se, pur turandoci il naso, lo dessimo a un altro di un partito attiguo). Così creiamo scompiglio senza dover rinunciare alle nostre idee. Il caos mette paura, e la paura di perdere "la poltrona" è la più brutta che ci sia. Per taluni. Non lasciamoci buggerare dai "ma ha deciso il mio partito, non avevo voce in capitolo, anche se esprimevo dissenso non avrei cambiato alcunché": se abbiamo votato un parlamentare o un consigliere che non ha asservito il nostro dissenso, non votiamolo la prossima volta. E possibilmente, ripeto, votiamo per un partito geneticamente vicino al nostro, ma non il nostro, se non ha propugnato le nostre ragioni. Non possono non assecondarci la prossima volta, quando diremo a loro, ai nostri rappresentanti, di non fare qualcosa. Non c'è altro modo, per contare. Contarsi non serve, se non si conta.
Sorella Angela Musolesi Presidente Carismatiche Francescane 8 maggio 2003 |